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Stop al consumo di territorio

lunedì 23 febbraio 2009 di anik

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato

Campagna nazionale

Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni
preoccupanti e una estensione devastante

Negli ultimi vent’anni, il
nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta.
Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali
e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed
hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali
(autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo
agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di
suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia
di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura,
terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua
cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al
rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né
sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.

Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa
inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad
interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se
non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni
urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un
patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i
servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici
e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove
attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così
via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a
quella che si può definire la "città continua". Dove esistevano paesi,
comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane,
quartieri dormitorio e senza anima: una "conurbazione" ormai completa
per molte aree del paese.

Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse,
seguire strade alternative? Sì!

Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio
del risparmio di suolo e alla cosiddetta "crescita zero", quelle che
portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e
ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente.

Il movimento di opinione per lo STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO e i
sottoscritti firmatari individuano 6 principali motivi a sostegno
della presente campagna nazionale di raccolta firme.

STOP: PERCHÉ?

1. Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato
come "moneta corrente" per i bilanci comunali.

2. Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l’attuale
trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste
naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.

3. Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed
Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta
ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.

4. Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile perché
il terreno e le piante che vi crescono catturano l’anidride carbonica,
per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate,
per le coltivazioni, ecc.

5. Per senso di responsabilità verso le future generazioni.

6. Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia
su cui lavorare insieme e rendere evidente una via alternativa
all’attuale modello di società.

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

I seguenti firmatari richiedono una moratoria generale ai piani
regolatori e delle lottizzazioni, in attesa che ciascun Comune faccia
una precisa "mappatura" di case sfitte e capannoni vuoti.

Sottoscrivono quindi questo manifesto perché si blocchi il consumo di
suolo e si costruisca esclusivamente su aree già urbanizzate,
salvaguardando il patrimonio storico del Paese.

Rete del Nuovo Municipio (www.nuovomunicipio.org), 23/1/2009


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